<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Paolo Di Paolo &#187; Dostoevskij</title>
	<atom:link href="https://www.paolodipaolo.it/tag/dostoevskij/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.paolodipaolo.it</link>
	<description>Uno che scrive</description>
	<lastBuildDate>Wed, 09 Oct 2024 10:30:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>La miracolosa stranezza di essere vivi</title>
		<link>https://www.paolodipaolo.it/2015/12/05/la-miracolosa-stranezza-di-essere-vivi/</link>
		<comments>https://www.paolodipaolo.it/2015/12/05/la-miracolosa-stranezza-di-essere-vivi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2015 11:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Di Paolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti]]></category>
		<category><![CDATA[Salinger]]></category>
		<category><![CDATA[Cechov]]></category>
		<category><![CDATA[Dostoevskij]]></category>
		<category><![CDATA[Feltrinelli 2012]]></category>
		<category><![CDATA[feltrinelli zoom]]></category>
		<category><![CDATA[Flaubert]]></category>
		<category><![CDATA[Kafka]]></category>
		<category><![CDATA[Keats]]></category>
		<category><![CDATA[Proust]]></category>
		<category><![CDATA[Rilke]]></category>
		<category><![CDATA[Tolstoj]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.paolodipaolo.it/?p=283</guid>
		<description><![CDATA[[…] Sembra che sia capitato un po&#8217; tutto mentre battevo a macchina. Certe mattine si sveglia e pensa questo: è capitato tutto mentre battevo a macchina. La vita, insomma. C&#8217;era (<a title=" La miracolosa stranezza di essere vivi" class="more-link" href="https://www.paolodipaolo.it/2015/12/05/la-miracolosa-stranezza-di-essere-vivi/">more...</a>)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[…] Sembra che sia capitato un po&#8217; tutto mentre battevo a macchina.<br />
Certe mattine si sveglia e pensa questo: è capitato tutto mentre battevo a macchina. La vita, insomma. C&#8217;era la guerra, c&#8217;era da stare all&#8217;erta, alla prima piccola pausa gli altri giocavano a carte, io battevo a macchina. Jerry, mi sentivo chiamare, piantala di scrivere una buona volta. E tutto il resto: i matrimoni, i figli che nascevano. Nascevano mentre stavo battendo a macchina. Papà deve lavorare, mi trovavo a dire – ed erano già grandi, davo un altro pugno sul tavolo ed erano già andati via. La casa somigliava a un acquario asciutto. <span id="more-283"></span>Poteva capitare di sentirsi violentati dalle lunghissime ore che precedono il mezzogiorno come da uno strumento di tortura –<br />
una cremagliera che avrebbe potuto tendere il corpo fino a smembrarlo.<br />
Quando accadeva questo, gli veniva voglia di uscire: scendere di corsa in strada, per riprecipitare nel movimento e nel rumore, e tornando a esserne parte sapere che niente aveva smesso di esistere, niente era nella realtà sparito, a differenza delle idee nella sua testa. Tutto era lì: più incredibilmente vivo di quanto non lo ricordasse fissando la parete ricoperta di foglietti come una teca di farfalle. Dannarsi a dare ordine, a tenere uno stupido filo tra cose, tra fatti, tra voci, quando avrebbe solo dovuto trascrivere, così come gli arrivavano all&#8217;orecchio, le parole di una vecchia sottile come un fuso, che si piega verso il pensionato grosso seduto sulla panchina: vegliate, ha detto il Signore, perché non sapete né il giorno e né l&#8217;ora. Il pensionato la osserva in silenzio, poi dice: la religione è la rovina del mondo. La vecchia sottile chiede perché, quasi in allarme. Il pensionato non le risponde, gira la testa dall&#8217;altra parte, guarda lontano. Poi bastava un passo e c&#8217;era il camion del pesce: avrebbe spinto l&#8217;immaginazione fin dove era possibile, fino al piatto con il merluzzo già cucinato dietro una qualunque di queste finestre, fino all&#8217;odore che si è sparso in cucina mentre comincia il notiziario della sera. E delle felpe ancora nel cellophane, le felpe a buon prezzo mescolate alla biancheria nelle gabbie di ferro del mercato, anche delle felpe si sarebbe domandato il destino, fino alla stanza di una ragazza che rabbrividisce e accosta il naso al tessuto scadente – il profumo di chi l&#8217;ha stretta un&#8217;ora fa non è ancora svanito.[…]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Devo ricordarmi di raccontarti un po&#8217; di cose, quando ci vedremo. Dell&#8217;incendio del &#8217;92 ti ho raccontato per bene? I manoscritti si sono salvati, i miei due levrieri no. Li ho chiamati nel bosco, ho fischiato per tutta la notte, ma niente. Speravo che fossero scappati in tempo. Ti risparmierò invece le grane che continuano a piovermi addosso dai soliti seccatori, biografi, giornalisti. Ho bloccato un libro su di me, ho detto all&#8217;autore che mi era difficile tollerare l&#8217;ennesima intrusione nella mia vita privata, che erano ormai talmente numerose da non poterle sopportare più. Non nell&#8217;arco di una vita, almeno. Mi sono trovato davanti a un giudice che mi chiedeva cose ridicole, tipo se avessi scritto ancora qualcosa negli ultimi vent&#8217;anni, cose che non fossero state pubblicate, gli ho risposto: naturalmente sì, e lui insisteva: può descrivermele? Sarebbe difficile, gli ho detto. Ma lui insisteva, domandava se fossero romanzi, racconti, o cosa, allora ho perso la pazienza e gli ho detto: senta, io comincio a scrivere e vedo quello che succede, tutto qui. L&#8217;unica descrizione che possa darle è questa: opere di narrativa. Pronte per la pubblicazione?, ha chiesto. Non ho risposto più, ne avevo abbastanza.<br />
Cosa vuol dire pronte-per-la-pubblicazione, Donald? Ma che modo è di ragionare? Cosa c&#8217;entra scrivere con la pubblicazione? Trovare il modo di scrivere senza preoccuparsi della pubblicazione, che è solo una stupida seccatura, questo sarebbe il meglio per uno scrittore. Eviteresti che qualcuno venga a chiederti di parlare del tuo mestiere. Ma perché ai postini non lo chiede nessuno? E agli impiegati del catasto? Quando gli chiedono di parlare del proprio mestiere, uno scrittore dovrebbe alzarsi in piedi e limitarsi a dire a voce alta i nomi degli scrittori che ama. Kafka, Flaubert, Tolstoj, Cechov, Dostoevskij, Proust, Rilke, Keats. Nient&#8217;altro. Emily Brontè, Henry James. Rimbaud. Nessun vivente, non credo sia giusto.<br />
A volte mi capita di svegliarmi di notte – capita anche a te, Donald? – e mi aggiro come un fantasma nel mio studio. Le cartelle cliniche ormai sono più numerose delle recensioni degli anni d&#8217;oro. Non che me ne importasse granché. Gente che pattinava sull&#8217;invidia, perlopiù. In certi istanti ho come la sensazione di poter capire la vergogna dei miei figli all&#8217;idea di avere un padre scrittore. E continuo a pensare con orrore ai dottorandi che un giorno metteranno mano nelle mie carte, finché non mi addormento sulla poltrona. Mi sveglio quando è l&#8217;alba. Mi piace pensare intensamente alle città del mondo, al rumore, alla luce, al movimento, allo scintillio, alla stranezza di tutta questa gente che vive e si ignora e sembra avere una destinazione precisa. E penso, in tutto questo non c&#8217;è traccia di me. O forse sì, tra le mani di un ragazzino con la musica nelle orecchie, in un vagone della metropolitana, che legge quel mio proverbiale romanzo, senza il desiderio di cercarmi, senza neanche sapere se sono morto o no. […]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da <em><a href="http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/la-miracolosa-stranezza-di-essere-vivi/" target="_blank">La miracolosa stranezza di essere vivi</a>, </em>Paolo Di Paolo, Feltrinelli Zoom, 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.paolodipaolo.it/2015/12/05/la-miracolosa-stranezza-di-essere-vivi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Con Enrique Vila-Matas</title>
		<link>https://www.paolodipaolo.it/2015/07/16/dialogo-con-enrique-vila-matas/</link>
		<comments>https://www.paolodipaolo.it/2015/07/16/dialogo-con-enrique-vila-matas/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2015 09:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Di Paolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Balzac]]></category>
		<category><![CDATA[Dickens]]></category>
		<category><![CDATA[Dostoevskij]]></category>
		<category><![CDATA[Enrique Vila-Matas]]></category>
		<category><![CDATA[Flaubert]]></category>
		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Moby Dick]]></category>
		<category><![CDATA[Rubens]]></category>
		<category><![CDATA[Tolstoj]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.paolodipaolo.it/?p=277</guid>
		<description><![CDATA[«Ho scritto il mio primo libro senza pensare alla pubblicazione. Ci lavorai in Nord Africa, cercando di riempire in modo positivo il tempo che mi faceva perdere l’esercito spagnolo. Al (<a title=" Con Enrique Vila-Matas" class="more-link" href="https://www.paolodipaolo.it/2015/07/16/dialogo-con-enrique-vila-matas/">more...</a>)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Ho scritto il mio primo libro senza pensare alla pubblicazione. Ci lavorai in Nord Africa, cercando di riempire in modo positivo il tempo che mi faceva perdere l’esercito spagnolo. Al ritorno a Barcellona, un’amica editrice, Beatriz de Moura, si mostrò curiosa di leggerlo,<br />
<span id="more-277"></span>le piacque e decise di pubblicarlo.<br />
Non fu perciò complicato esordire. Se il libro ebbe qualche successo? Nessuno. Tutti pensavano che avrei continuato facendo cinema, l’arte che più mi attraeva. Ma poi andai a Parigi e tutto cambiò».</p>
<p>Enrique Vila-Matas, uno dei più famosi e apprezzati scrittori spagnoli contemporanei, ricorda divertito quell’inizio in panni di soldato, servizio militare obbligatorio nelle colonie: era il 1973, lui aveva venticinque anni. Scrisse una sola lunghissima frase senza interruzioni; il titolo dell’esperimento era <em>Mujer en el espejo contemplando el paisaje</em> (<em>Donna allo specchio che contempla il paesaggio</em>). Lo lesse lo scrittore argentino Héctor Bianciotti, disse al giovane Enrique: «È un esercizio di stile». L’interessato non smentisce, confessa anzi di avere sempre un po’ occultato questo primo passo del suo cammino letterario: «Mi ci volle qualche anno a scrivere <em>La asesina ilustrada</em> (in Italia è uscito nel 2004 da Voland con il titolo <em>L’assassina illustrata</em>, <em>ndr</em>); ne ho sempre parlato come del mio primo libro, in realtà era il secondo. Ma fu quello ad annunciarmi un futuro come scrittore».</p>
<p>Nel romanzo più recente, <em>Kassel non invita alla logica</em> (Feltrinelli), Vila-Matas scrive che «non si arriva mai per caso alla letteratura». Gli domando come sia andata nel suo caso: «All’inizio – racconta – ho opposto resistenza a quello che poi sarebbe stato il mio destino. Negli anni Sessanta studiavo da avvocato e dirigevo cortometraggi con Dalí a Cadaqués. Ma notavo questo: più cercavo di allontanarmi dalla letteratura, più in realtà mi avvicinavo. Nell’agosto dell’anno in cui Marilyn morì, mentre camminavo per Cadaqués sono inciampato e letteralmente caduto su una persona che, invece di arrabbiarsi, mi ha offerto il primo lavoro della mia vita. Questo lavoro – giornalistico – finì per condurmi alla letteratura. Ora, alla mia età, non so più se ho vie di fuga». Sa benissimo di non averne: Vila-Matas è più che uno scrittore, è un personaggio letterario lui stesso; di libro in libro ha dato forma a un paesaggio particolarissimo, di cui è protagonista insieme a una folla di altri scrittori, che evoca, insegue, pedina, a volte inventa. In <em>Bartleby e compagnia</em>, per esempio, parla di quelli che scelgono di non scrivere, di tacere, quelli che – come lo scrivano di Melville – «preferiscono di no». Qualunque esordio ha a che fare con un silenzio da rompere, da “continuare” a rompere. Smettere di scrivere è più facile che continuare? Vila-Matas, studente di Giurisprudenza, partì all’improvviso per Parigi per «studiare da Hemingway». Visse in una mansarda sudicia che gli affittò Marguerite Duras, così racconta. Si vestiva da esistenzialista e si impegnava a essere infelice: «Non credevo proprio nella felicità», mi dice. «Neanche adesso. Però la cerco». E non era interessato a scrivere «storie comprensibili. Perché capire può essere una condanna. E non capire, una porta che si apre». Lo dice anche a proposito dell’ultimo romanzo, che racconta il mondo dell’arte contemporanea: «L’uomo comune pensa: si stanno prendendo gioco di me. Oppure dice: io non capisco. Ma non capire è fantastico. Credo che non capire non sia un problema, ma il contrario. Se vedo una tela di Rubens, mi piace, ma la comprendo al punto da guardarla di corsa. Se vedo un’installazione di Huyghe all’inizio non capisco ma mi sforzo di capire, e questo è un modo di essere vivi».</p>
<p>L’eterno esordiente Vila-Matas punta il dito contro l’estinzione dello spirito avanguardistico in letteratura: «Penso che, all’inizio del secolo scorso, il romanzo “professionale” – raggiunta una tale perfezione (Balzac, Dickens, Tolstoj, Flaubert, Dostoevskij) – ha cominciato a correre il rischio di morire di successo e di congelarsi (di fatto si è congelato: migliaia di romanzieri hanno continuato a scrivere come nel XIX secolo durante il XX e all’inizio del XXI). Si è reso necessario, per ricominciare, andare alle origini dell&#8217;arte. L&#8217;avanguardia del secolo scorso ha voluto fare tabula rasa del romanzo &#8220;professionale&#8221;. È stato un momento di splendore delle avanguardie, un momento che non è tornato, e penso che sarebbe stato bene, come si può notare dalla quantità di romanzi “balzachiani” che ci inondano. La stragrande maggioranza di tutti gli editori di oggi sembrano somigliare tutti – perfino fisicamente – all’editore di Balzac. Fuori tempo». Nel romanzo <em>Dublinesque</em> mette in scena una satira dell’editoria contemporanea, sempre meno propensa a scommettere sugli esperimenti letterari. Più che il nuovo, che forse è impossibile, conta – dice – un anelito verso il nuovo. «In Spagna, le menti più illustri, con la scusa della crisi (che ci permette di essere più indolenti di quanto siamo stati sempre, che ci permette di non fare nulla), continuano a dire che l’arte è morta, che è morto il romanzo. È un’autentica stupidaggine». Contro la quale lui si ribella. Ogni libro deve essere un esordio carico di ottimismo. Non ha l’impressione che la letteratura che lei fa sia in pericolo? «I miei romanzi possono essere letti come un unico lavoro in cui viene raccontata – da diverse angolazioni – la storia immaginaria di letteratura contemporanea. Una ricostruzione ironica e appassionata delle guerre, dei furori, dei luoghi, dei sogni, delle ossessioni di scrittori, lettori, traduttori, artisti, librai, editori e critici; come se i miei personaggi fossero parte dell&#8217;equipaggio maledetto del Pequod e inseguissero il Moby Dick del secolo XXI. Penso che se un lavoro come il mio è in pericolo, è in pericolo anche l’umanità, cosa tutto sommato innegabile».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Dialogo con Enrique Vila-Matas,</em> Paolo Di Paolo,<em> La Stampa</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.paolodipaolo.it/2015/07/16/dialogo-con-enrique-vila-matas/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
